Quando la pipì a letto diventa espressione di un disagio interiore
dott.ssa Francesca Simoni
Cos'è l'enuresi
Con il termine enuresi si definisce quel fastidioso disturbo caratterizzato dalla emissione involontaria e incosciente di urine che può essere presente sia in bambini che adolescenti. Enuretica è quella persona che superato il 4 anno d'età in assenza di lesioni dell'apparato urinario e neurologiche, ha un emissione involontaria di "pipì" ripetuta per frequenza e durata.
Esistono vari tipi di enuresi, la pipì a letto è un fenomeno abbastanza comune: interessa circa il 27% dei bambini dell'età di 4 anni, il 15% a 5-6 anni, il 6-7% a 9-10 anni, il 3% a 12 anni e l'1% a 18 anni
Circa il 15% dei bambini entro i 6 anni d'età, in prevalenza maschi, soffre di questo disturbo che può comparire in modo continuo (tutte le notti) o saltuario (2-3 volte a settimana).
L'enuresi può essere anche diurna, in qaunesto caso la perdita di pipì avviene durante la giornata e può creare nei bambini maggiori disagi.
Tipi di enuresi
L'enuresi infantile può comparire in tre diverse forme:
Forma primaria, nella quale il bambino, oltre i 4-5 anni, si bagna senza aver mai acquisito il controllo delle minzioni notturne (85% dei casi).
Forma secondaria, nella quale il bambino, sempre dopo i 4-5 anni, ricomincia a bagnarsi, dopo aver raggiunto e mantenuto, per almeno 5-6 mesi, il controllo notturno della minzione (13% dei casi).
Forma automatica, nella quale il disturbo si presenta non solo di notte, ma anche di giorno.
Le cause
Escludendo le cause fisiche ed ereditarie, l'enuresi può essere collegata ad un problema di insufficiente maturità affettiva, un modo di scaricare le tensioni dovute a stati d'ansia, dipendenza dall'adulto, insicurezza, contrasti con l'entourage famigliare. L'essere bagnato può tra l'altro rappresentare il desiderio di prolungare l'esperienza dell'infanzia attirando le cure dei genitori (cure cutanee e corporee nonché relazioni intime).
Cosa fare
Trovandosi a valutare un caso di enuresi infantile, la prima cosa da fare è escludere la presenza di cause fisiche (infezioni urinarie o anomalie anatomiche) attraverso un consulto pediatrico.
Potendo escludere un'enuresi di tipo organico, si procede alla ricerca di altri fattori causali e in base all'esito dell'indagine si opta per un tipo di intervento piuttosto che un altro o per una combinazione di essi.
Essenzialmente si può scegliere di intervenire a livello farmacologico e/o comportamentale.
Intervento farmacologico
Un farmaco comunemente utilizzato nel trattamento dell'enuresi è la desmopressina, in spray o in compresse, la cui azione principale consiste nella riduzione della produzione di urine, attraverso la ritenzione dei fluidi e la concentrazione delle urine a livello dei tubi distali.
Anche l' antidepressivo triciclico è a volte prescritto dai medici.
Attraverso l'utilizzo di farmaci si può ottenere un iniziale incremento del controllo urinario, ma molti studi dimostrano che alla sospensione della somministrazione, si verificano ricadute fino al 95 per cento dei casi.
Intervento comportamentale
Affrontare l'enuresi da un punto di vista comportamentale richiede certamente un tempo un po' più lungo rispetto all'intervento farmacologico, ma permette anche il mantenimento a lungo termine del comportamento acquisito.
Intervento pedagogico clinico
Compito fondamentale del pedagogista clinico è quello di mettere i genitori in condizione di poter aiutare i propri figli applicando delle strategie orientate a risolvere i conflitti socio - affettivi. Alcune direttive pratiche possono essere:
togliere le sbarre al lettino del bambino, qualora fossero presenti
abbassare il lettino se troppo alto
cambiare il pigiama con uno simile a quello del padre e della madre
valorizzare l'associazione tra il bagno ed il bisogno
porre maggiore attenzione al momento del presonno
Il pedagogista clinico seguirà la diade genitoriale ed il bambino, aiutandolo a stimolare la sua creatività spontanea, la disponibilità al contatto, lavorando sulla fiducia in se stesso, sull'autostima e sulle capacità relazionali.
Purtroppo a causa della poca informazione, non tutte le famiglie sanno che si tratta di un disagio serio da non sottovalutare che può essere risolto in tempi relativamente brevi.