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Il pedagogista clinico consulente per gli studi legali :::...
Dr.ssa Luisa Manosperti
Pedagogista Clinico, Consulente Tecnico e Peritale per il Tribunale
Direttore Provinciale Anpec di Trieste
Il pedagogista clinico ben collabora negli ambiti che permettono l'interpretazione dei bisogni di ognuno, diventando ricercatore e specialista in interventi pedagogico-educativi e formativi per il singolo, la famiglia o il gruppo.
Tale riflessione solitamente avviene dopo una attenta e scrupolosa analisi in riferimento al sapere, al saper fare e al saper essere e alle procedure delle scienze dell'educazione.
Essendo un esperto dell'educazione e dello sviluppo integrale della persona in tutte le sue potenzialità e peculiarità, il pedagogista clinico osserva, legge e indica ipotesi di intervento nell'andamento formativo di individui, in relazione alle condizioni evolutive ed intellettuali e si preoccupa di facilitare lo sviluppo dell'uomo nella sua globalità.
Le dimensioni corporea, mentale e operativa, essendo proprie della persona, sono uniche e irripetibili, a tal fine il pedagogista clinico attraverso l' "educere" mira alla valorizzazione e al recupero delle abilità individuali. Egli può intervenire sul singolo o in situazioni collettive tenendo in considerazione l'ambito sociale in cui va ad operare.
Nella netta distinzione tra "l'abducere" e "l'educere" si fonda il dialogo tra specialista e persona. Lungi dall' "abducere" inculcare nel senso di addestrare, trasferire da un soggetto a un altro informazioni o insegnamenti, la metodica del pedagogista clinico che trova, nell'ambito dei propri interventi e riflessioni, piena soddisfazione nella filosofia "dell'educere" ossia del "tirar fuori".
Gli scambi comunicativo-relazionali tra i soggetti sono influenzati da una serie di variabili legate alle peculiarità personali e alle circostanze in cui si svolge l'interazione educativa. Le modalità in cui si trasferiscono le informazioni, la qualità e la quantità di tempo che si dedica all'altro, un essere umano che ha e manifesta emozioni, sentimenti, capacità, competenze e ruoli sociali, l'adeguatezza e la chiarezza lessicale sono tutti fattori che influenzano positivamente o negativamente una relazione. Le differenti modalità di relazione agevolano o ostacolano gli incontri, le amicizie, gli affetti e le professioni stesse.
Laddove vi siano delle difficoltà relazionali basate su scambi conflittuali occorre trovare occasione di miglioramento e di recupero degli equilibri alterati.
La pedagogia clinica trova nel suo fondamento metodi educativi idonei ad offrire questa opportunità di miglioramento tenendo conto del fatto che ogni persona possiede modalità relazionali, apprenditive, atteggiamenti e predisposizioni uniche e irripetibili.
L'ascolto attivo dell'altro, possibile seguendo i principi del Reflecting®, la relazione simpatetica che si instaurerà durante i colloqui, la raccolta dei silenzi, delle parole, delle omissioni e del linguaggio corporeo aiuterà l'osservazione e la definizione dell'ipotesi dell'intervento di aiuto.
Porsi in ascolto significa cogliere e conoscere oltre che le difficoltà della persona anche le sue potenzialità e possibilità di cambiamento.
Il pedagogista clinico instaura una relazione basata sulla dimensione simpatetica che diventa il centro della relazione. L'impegno del pedagogista clinico è dare ad ognuno gli strumenti idonei al recupero della autonomia socio- relazionale, organico-fisiologica, emotiva, intellettiva e operativa.
Dal momento che la pedagogia clinica cerca di conoscere l'uomo interessandosi ad ogni aspetto della sua vita, il colloquio anamnestico riveste sempre più un ruolo centrale nell'atto educativo. L'anamnesi pedagogico-clinica non è un'interrogatorio, né un'intervista guidata, né una registrazione pedissequa dei fatti. Del soggetto è importante capire le motivazioni, i bisogni, l'intreccio delle sensazioni e della percezione dei fatti, le difficoltà e l'ansia nel vivere i rapporti.
E' proprio in questo contesto che si colloca il lavoro del pedagogista clinico in qualità di consulente per gli studi legali.
Il pedagogista clinico diventa una risorsa all'interno di un'equipe multiprofessionale al servizio della persona.
Le consulenze richieste al pedagogista clinico spesso derivano da cause di divorzi che hanno come protagonisti bambini contesi, minori che vivono male la separazione dei genitori e che hanno bisogno di essere sorretti nell'andamento della propria crescita educativa. Non solo, spesso i problemi "dei grandi" diventano problemi dei piccoli e quindi vengono sovraccaricati di responsabilità che non riescono a sopportare. Il pedagogista clinico ben collabora con la famiglia affinché lo sconvolgimento dato dalla separazione dai genitori sia più facile da sopportare supportando, laddove ve ne sia la necessità, anche il contesto educativo/formativo del singolo (scuola, famiglia ecc) diventando mediatore in contesti di conflittualità comunicativa.
L'approccio metodologico usato in studio con i bambini è volto ad instaurare un clima affettivo basato sulla fiducia e lo scambio simpatetico. Lo strumento più efficace risulta essere la psicofiaba®. La favola è linguaggio simbolico ed elemento di espansione e trasformazione. La parola "simbolo" trova la sua etimologia nel greco che, tradotto, significa "gettare insieme". Il simbolo, nella comunicazione, "crea" la comunicazione stessa diventando ponte tra il conscio e l'inconscio portando con sé e in sé un significato rivelatore e trasformatore. In questo contesto la fiaba è un intermediario educativo che, introducendoci nel mondo simbolico, ci fa percorrere itinerari interiori che consentono di avviarci verso un lento e graduale cambiamento volto all'ampliamento della intuizione e della coscienza.
Ma la collaborazione con gli studi legali non termina qui, spesso vengono richieste consulenze a fronte di un incidente stradale che, anche se la persona fortunatamente rimane illesa e senza grosse conseguenze fisiche, può dar luogo all'insorgenza di disagi, conflitti, ansie e paure che impediscono alla persona di continuare la sua vita serenamente e normalmente.
Il pedagogista clinico può aiutare il singolo, in questi e in altri casi, a rielaborare il proprio vissuto e quindi, con esso, l'evento che ha causato il disagio. Presa coscienza di ciò, il singolo può avviarsi ad un lento e duraturo miglioramento dell'equilibrio con se stesso e con gli altri.
Grande importanza con queste tipologie di persone riveste il colloquio anamnestico di cui si è già ampiamente parlato. Tale metodologia risulta importante e basilare per instaurare un rapporto di fiducia tale da vincere ostilità e inibizioni. L'intervento poi può continuare con l'ausilio di tecniche e metodi come il Touch Ball®, l' Inter Art® e il Discover Project®. Il metodo del Touch Ball® si basa sulla stimolazione tattile con una speciale palla come intermediario, un ausilio che permette via via di acquistare un grado superiore di consapevolezza corporea nonché di stima e fiducia in se stessi fino alla riconquista di un maggiore equilibrio psico-corporeo.
Il secondo metodo permette invece di sviluppare la propria creatività e di partecipare pienamente alle esperienze, indispensabili per rielaborare i propri conflitti e le proprie paure. Le problematiche connesse agli incidenti stradali sono molte ma possono essere affrontate e interpretate efficacemente grazie alla mediazione e all'abilità del pedagogista clinico. Il Discover Project® aiuta il soggetto a migliorare la propria condizione di disagio migliorando la propria capacità di rilassamento e percezione corporea.
Il pedagogista clinico, qualora intenda eseguire un lavoro completo e fare un'osservazione più accurata, a prescindere dal tipo di consulenza richiesta, ritiene doveroso condividere e lavorare assieme ad altri specialisti.
Generalmente le consulenze richieste dai soggetti che sono coinvolti in procedimenti giudiziali e che hanno la necessità di avvalersi di uno studio legale sono condivise dal pedagogista clinico e, laddove è necessario, da un professionista (psicologo, psicoterapeuta) che si occupa della parte psicodiagnostica proprio perché spesso le indagini richieste esulano da altri contesti di indagine.
Dopo una attenta analisi del bisogno e ad una anamnesi del soggetto si procede nella formulazione e alla stesura dei pareri e, laddove ve ne sia la concreta necessità, alla formulazione di un'ipotesi di intervento specialistico (a volte anche integrato). Spesso le consulenze (che siano tecniche, di parte o pareri extragiudiziali) richiedono un lavoro di equipe che, pur essendo oneroso e impegnativo, porta a risultati positivi e duraturi.
La collaborazione sin qui instaurata con gli studi legali è testimonianza dell'utilità e della filosofia di lavoro del pedagogista clinico; il singolo ha necessità di essere ascoltato, compreso e aiutato non solo attraverso un approccio "unidirezionale" bensì "olistico".
L'aiuto non può avvenire privilegiando un aspetto e oscurandone un altro. L'aiuto globale è sinonimo di comprensione e di presa in carico della persona. Solo agendo su più fronti il singolo si sentirà sostenuto, compreso e realmente accompagnato verso un processo di crescita e di miglioramento a prescindere dalla problematica per la quale è stata richiesta la consulenza. Nello studio in cui opero, per la parte consulenziale sopradescritta, spesso mi trovo a collaborare con la collega psicoterapeuta dott. Laura Mullich (psicoterapeuta) riscontrando oltre che l'utilità del servizio anche un'alta soddisfazione del cliente che viene "accolto" in un momento delicato e impegnativo dal punto di vista emotivo.
In quest'ottica di interazione professionale il cliente viene ascoltato oltre che da un professionista della "pratica giuridica", guidato quasi esclusivamente da parametri tecnici, dalle norme e dalla prassi della giurisprudenza, da un professionista che tiene invece conto dei margini di disponibilità individuali, degli equilibri emotivi ed affettivi alterati, delle problematiche insorte in situazioni di disagio che paradossalmente creano ulteriore disagio.