Ricercatore e specialista in interventi educativi e formativi individuali e di gruppo, il pedagogista clinico ben collabora negli ambiti che permettono l'interpretazione dei bisogni formativi di ognuno. Tale indagine solitamente avviene dopo una attenta e scrupolosa analisi in riferimento al sapere, al saper fare e al saper essere e alle procedure delle scienze dell'educazione.
Essendo un esperto dell'educazione e dello sviluppo integrale della persona in tutte le sue potenzialità e peculiarità, il pedagogista clinico osserva, legge e formula ipotesi di intervento nell'andamento formativo di individui, in relazione alle condizioni evolutive ed intellettuali e si preoccupa di facilitare lo sviluppo dell'uomo nella sua globalità.
La dimensione corporea, psicologica e operativa, essendo proprie della persona, sono uniche e irripetibili, a tal fine la pedagogia attraverso l' "educere" mira alla valorizzazione e al recupero delle abilità individuali. Egli può intervenire sul singolo in qualità di guida o facilitatore sociale, e in situazioni collettive tenendo in considerazione l'ambito sociale in cui va ad operare.
Proprio nella netta distinzione tra "l'abducere" e "l'educere" si fonda il dialogo tra operatore e cliente. Lungi dalla metodica propria della pedagogia clinica "abducere" ossia "inculcare" nel senso di addestrare, trasferire da una persona ad un'altra informazioni o insegnamenti ma trova, nell'ambito dei propri interventi e riflessioni, piena soddisfazione nella filosofia "dell'educere" ossia del "tirar fuori". Ogni persona nasconde modalità apprenditive, atteggiamenti e predisposizioni che sono diverse quante diverse sono le persone del mondo. Non sempre il modo di operare di insegnanti, educatori, operatori sociali e pedagogisti stessi trova consensi nella folla e questo perché l'approccio deve essere modificato in base alla persona che abbiamo di fronte.
L'empatia, ovvero la capacità di entrare nell'altro, nelle sue sensazioni, nel suo modo di vedere il mondo dona all'operatore una opportunità in più. Essere capaci di diventare l'altro conservando il proprio io mettendolo a disposizione di chi chiede aiuto è una risorsa che non tutti hanno ma che con un po' di attenzione e passione può essere appresa.
Essere consapevole "di essere l'altro e che l'altro è me" pur mantenendo ognuno la propria individualità è un concetto che alcuni fraintendono.
Riflettersi "nell'altro da me" non significa assecondarlo o fare proprie caratteristiche o atteggiamenti (anche quelli dannosi) per farne un uso ambiguo bensì farne degli strumenti di riflessione per la persona che chiede aiuto. "Prestarsi" in qualità di specchio consente all'educando di capire da solo quali sono gli atteggiamenti o comportamenti che lo spingono a fare o a dire determinate cose o a vivere determinati comportamenti.
Finalità della pedagogia clinica deve essere il dare strumenti ad ogni educando per autoeducarsi.
Tali strumenti sono in ognuno di noi, tali capacità sono in ogni individuo del mondo e per ognuno c'è qualcosa che non va bene per l'altro.
Solo concentrandosi sull'originalità dell'essere e sulle peculiarità di ognuno potremo trovare la via d'accesso che consentirà un percorso di intervento più breve.
Il principio dell'autoeducazione trova il suo fondamento nella fase dell'accomodamento di Piaget. Quando un principio o una sollecitazione esterna viene modificata e partecipata tanto da entrare negli schemi mentali e di comportamento del singolo che ne farà uso al momento opportuno.
L' intervento del pedagogista clinico mira a svolgere attività di formazione della persona, di sostegno nei casi di deficit e di aiuto nei casi di disagio relazionale, cognitivo e fisico.
Il pedagogista entra a far parte di una relazione basata sull'empatia dove la dimensione affettiva diventa il centro della relazione. Compito del pedagogista è di dare ad ognuno gli strumenti idonei al recupero della autonomia socio.relazionale, organico-fisiologica, emotiva, intellettiva e operativa.
La peculiarità del lavoro del pedagogista sta nel operare nel pieno rispetto della persona aiutandola nel recupero di abilità sopite e capacità nascoste.