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Come educare i figli in modo da infondere in loro la sicurezza necessaria per affrontare la vita in modo positivo :::...
dott.ssa Martina Cirilli dott.ssa Francesca Simoni
Come aiutare il bambino a diventare una persona sicura di sé? Qual è la strada migliore da percorrere per il raggiungimento di un obiettivo così importante? Queste sono solo alcune delle domane che i genitori si pongono nel crescere i propri bambini. La pedagogia clinica sostiene i genitori e li aiuta nelle scelte difficili di ogni giorno anche con tecniche pratiche.
Il modo di essere di un bambino è strettamente collegato alla storia delle relazioni che ha vissuto, sopratutto quelle famigliari. Negli ultimi decenni abbiamo vissuto dei cambiamenti culturali e sociali che hanno portato inevitabilmente a dei cambiamenti all'interno della famiglia, dove sono mutati gli approcci educativi. Dalla famiglia patriarcale basata su una forte struttura gerarchica, dove il gruppo più anziano governava la vita di tutti, siamo giunti ad una famiglia ristretta composta dai genitori e uno o due figli. In questa nuova famiglia le dinamiche relazionali cominciano ad essere totalmente diverse. Mentre nella famiglia allargata tutto era basato su regole rigide, i ruoli femminili e maschili erano ben distinti e le decisioni venivano prese dal gruppo degli adulti, ora tutto diventa più stretto. Genitori e figli si trovano a vivere a stretto contatto e hanno spazi non solo fisici ma anche mentali ridotti. L'affetto dei genitori è concentrato su pochi figli. Le attenzioni e le identificazioni sono più intense e non si disperdono né si condividono con il gruppo numeroso della famiglia di una volta. Anche la rivalità tra fratelli, tipica delle famiglie numerose, viene a ridursi, ma in questo modo si perde un'importante occasione di confronto e di crescita. Un tempo a dominare erano le regole e i divieti, ora tutto si negozia e si contratta. Anche i ruoli dei genitori che un tempo erano ben definiti, oggi sono spesso confusi e fraintesi dai bambini. Negli ultimi tempi si sta verificando anche il fenomeno della famiglia lunga nella quale i figli rimangono fino ai 30 - 35 anni e dove l'autonomia e l'indipendenza si raggiungono con ritardo e con molta fatica.
I dubbi e gli interrogativi che si pongono i genitori al giorno d'oggi sono veramente molti. I professionisti che operano nel settore dell'infanzia e dei giovani sono a disposizione per aiutare i genitori a risolvere quesiti e a migliorare il rapporto con i propri bambini. Il pedagogista clinico non offre alle numerose domande delle risposte preconfezionate, infatti per capire un bambino ed aiutarlo a crescere bisogna prendere in considerazione il contenuto e la qualità delle relazioni che lo legano alla sua famiglia e al suo ambiente. Si tratta quindi di comprendere un gioco di rapporti che si influenzano a vicenda.
L'adulto deve essere innanzitutto in grado di empatizzare con il proprio bambino, di sintonizzarsi con il suo stato d'animo e di comprendere la natura delle sue richieste e delle sue emozioni. Tutto ciò inizia già nel periodo prima della nascita del bambino, ovvero nel periodo pre-natale. La qualità di vita del bambino dipende da una serie di fattori ereditari-genetici ed emotivi. Primo tra quelli emotivi è sicuramente il sentirsi desiderato e voluto. Egli, in questo caso è la materializzazione dell'amore dei genitori, dei loro scambi sensoriali, verbali, della loro vita psichica, della capacità di entrare in sintonia affettiva, di condividere esperienze emotive.
Da numerose ricerche emerge che il modellamento e l'attaccamento affettivo iniziano già nell'utero, proprio a livello embrionale, attraverso l'interazione di più fattori, stimoli interni ed esterni che gli offrono la possibilità di selezionare e formare una precisa personalità. Ciò dimostra e conferma che il compito dei genitori e delle figure educative di riferimento non è affatto semplice e che non ha limiti di tempo: è un "lavoro" lungo, che può essere piacevole, ma al tempo stesso complicato ed impegnativo. Insegnare ad un bambino ad avere fiducia in se stesso, un buon livello di autostima e sicurezza nell'affrontare le gioie e le avversità della vita è l'eredità più preziosa da lasciare all'uomo di domani. Infatti un bambino sicuro e fiducioso affronterà in maniera positiva le difficoltà che inevitabilmente incontrerà sul suo cammino. Difficoltà relazionali, scolastiche e sconfitte saranno affrontate in modo tale da rafforzarlo invece che rendere la sua autostima sempre più bassa e far si che il bambino perda fiducia nelle sue capacità. Ma come fare tutto ciò? Ogni bambino ha un suo modo irripetibile di affrontare la vita. Non si tratta quindi di insegnare esclusivamente nozioni e abilità tecniche. Molto dipende dal modo di parlare con lui, dagli sforzi che gli adulti fanno per vedere il mondo con i suoi occhi, dalla capacità di comunicare amore e fiducia nelle situazioni difficili, dalla relazione armoniosa che si è creata fin dal momento in cui è nato. Con uno sguardo, un sospiro, un aggettivo, una frase pronunciata in un momento sbagliato possiamo involontariamente provocare reazioni di paura, rabbia ed insicurezza. Inconsciamente, spesso è proprio il genitore a trasmettere insofferenza e sfiducia etichettando il bambino come fifone, pasticcione, bugiardo, timido, egoista...
E' importante che i genitori cerchino di guardare il mondo dei bambini con i loro occhi e capire quali sono le differenze tra i due mondi, come ragionano e come percepiscono ciò che accade intorno a loro. Non importa se un genitore perde la pazienza e si arrabbia, l'importante è, passata l'irritazione, riuscire a capire le ragioni dei bambini, essere meno delusi, più tolleranti e quindi più positivi nei loro confronti. Dobbiamo sempre ricordare che ogni bambino è una persona speciale. Ognuno è diverso, raggiunge le tappe e le conoscenze in momenti diversi, ha gusti e desideri diversi rispetto agli altri bambini, insomma è una persona unica con una propria personalità ed una proprio vissuto ed è come tale che bisogna considerarlo. E' importante valorizzare le capacità dei figli, dar loro fiducia, rispettare le loro aspirazioni, arricchire il loro mondo affettivo e renderli così sicuri di sé.
Questo importante lavoro educativo deve essere fatto dai genitori già dalla nascita. Per ogni neonato il fatto di essere e sentirsi amato è fondamentale, il non essere sostenuto, accudito, curato significa sprofondare nel caos. Egli ha bisogno dell'amore che passa attraverso il contatto fisico, ha bisogno di qualcuno che sia capace di contenere i suoi turbamenti e la furia dei suoi stessi comportamenti contraddittori ed ancora incomprensibili. Se la relazione con i genitori è una relazione armoniosa e positiva, il bambino potrà costruirsi un'immagine positiva di sé, sviluppare il desiderio di crescere e di rapportarsi positivamente con il mondo esterno.
Fin dai primi giorni di vita è importante che i genitori instaurino un rapporto armonioso con il proprio bambino. La pedagogia clinica offre il suo contributo attraverso tecniche corporee che vengono utilizzate nell'arco di tutta la vita. Le tecniche mirano a sviluppare nel bambino una personalità equilibrata ed un'attitudine flessibile verso sé stesso e la realtà che lo circonda. L'obiettivo è quello di offrire ai genitori un sostegno emotivo e pratico ma soprattutto aiutarli ad instaurare una relazione di qualità con il proprio bambino. Una relazione che esprime attraverso l'ascolto, il contatto tattile, visivo e mimico, l'amore, il sostegno fisico, emotivo e spirituale. Attraverso modalità comunicative non verbali il pedagogista clinico promuove il sano ed armonico sviluppo dell'essere umano. Una comunicazione corporea, epidermica, di contatto diretto, riveste un'importanza fondamentale soprattutto nei primi mesi del piccolo che dal toccare e dall'essere toccato, riceve tutta una serie di informazioni utili per uno sviluppo più equilibrato.
I benefici fisici delle tecniche corporee sono numerosi. Sono utili nell'alleviare le coliche, nell'aiutare il bambino a dormire meglio, nel stimolare il suo l'appetito e nel far diminuire il pianto.
In ogni caso l'importanza di queste tecniche non si basa solo sui benefici fisici ma riguarda soprattutto la sfera socio - emotiva - relazionale. Le tecniche corporee danno la possibilità di instaurare una relazione intima con il proprio bambino. Si tratta di una forma sincera è spontanea di relazionarsi con l'altro attraverso il donare e ricevere. Attraverso una serie di movimenti il pedagogista clinico favorisce l'interazione tra bambino e genitore, rafforza il legame d'attaccamento che è sostenuto da una serie di elementi e sensazioni: visivi, mimici, tattili, olfattivi. Il canale preferenziale di comunicazione con il bambino è quello tattile grazie al quale si rinforzano i sentimenti di autostima e di rispetto. Questi movimenti hanno anche la funzione di stimolare la percezione dell'organismo del bambino, di chiarirne i confini e la sua dimensione in relazione allo spazio in cui si muove. Infine contribuiscono a far sentire il bambino a suo agio con il corpo e a sviluppare così la sua auto - percezione che si maturerà con l'esperienza del contatto e del movimento. Il percorso proposto dal pedagogista clinico è un percorso multisensoriale, una guida allo sviluppo emotivo e comportamentale del bambino.