GENITORI IN BALIA DEI PROPI FIGLI TROVANO UN SOSTEGNO NELLA PEDAGOGIA CLINICA
dott.ssa Francesca Simoni
Sempre più genitori si rivolgono a professionisti che operano nel campo pedagogico per ricevere supporto nell’educazione dei propri bambini. Sono tante le domande che assillano le famiglie del nuovo millennio e altri tanti sono i dubbi con cui affrontare le battaglie quotidiane con i figli. Sembra che oggi, allevare un bambino sia molto più complesso di una volta e che richieda maggiori energie.
Le difficoltà più gravi sono quelle comportamentali. Si registra in primis la mancanza di rispetto nei confronti dell’adulto. Negli ultimi anni sono in aumento i casi in cui i genitori, nonni ed insegnanti vengono maltrattati, non solo verbalmente, ma anche fisicamente. Il ruolo dei genitori e di tutti coloro che si occupano dei bambini è minacciato dai cambiamenti del tempo, dal progresso, dal benessere, dai cambiamenti sociali e dai nuovi modelli educativi. Comportamenti quali aggressività, crisi di pianto e capricci, condiscono il tutto in modo da creare delle situazioni veramente pesanti che possono portare all’esasperazione e alla crisi anche i genitori più pazienti.
Un giorno nel mio studio, la mamma di un bambino di sei anni, che chiameremo Paolo, mi ha raccontato che la lotta inizia già al mattino, quando Paolo fa i capricci per alzarsi. La mamma, cerca di incentivarlo in tutti i modi promettendo giocattoli e premi vari. Questo rituale viene ripetuto giornalmente. Paolo, nonostante l’età, si fa vestire e lavare i denti dalla mamma. La colazione si fa rigorosamente davanti alla tv, se no, Paolo non mangia. Dopo la scuola se la madre arriva senza un regalo, Paolo si arrabbia, la insulta e la picchia davanti agli altri genitori. “Da quel giorno, non sono mai più arrivata senza un regalo, mi sono vergognata tantissimo”, spiega la mamma. Paolo non sa giocare da solo ed esige la continua presenza del genitore, cosa che preclude lo svolgimento delle faccende domestiche. Solo quando arriva il papà, la mamma si può dedicare alla preparazione della cena, ovviamente su ordinazione, perché si mangia solo ciò che Paolo desidera. Diversamente, si rischia di provocare una crisi, dove il bambino urla, picchia e butta per terra tutti gli oggetti che gli capitano a tiro.
Di casi come questi, più o meno gravi, c’è ne sono sempre di più. Sono sempre più numerosi i bambini che dettano legge all’interno della famiglia e che influenzano i rapporti famigliari.
Il mestiere dei genitori è senz’altro il più difficile al mondo, non esiste una guida per essere “bravi genitori” ma bisogna usare il buon senso. I genitori offrono ai figli il meglio di tutto, il cibo migliore, vestiti firmati, tutti i giocattoli che desiderano, etc. Inoltre è cambiato il concetto di famiglia. Una volta si viveva tutti assieme nella famiglia allargata; nonni, figli e nipoti e tutti badavano ai bimbi. Oggi invece ogni famiglia è un nucleo a sé e i nonni, con la loro esperienza sono stati messi da parte, il loro ruolo si è ridotto ad essere “baby sitter” a tempo indeterminato, devono però seguire le direttive educative imposte dai propri figli e non possono fare di testa propria, pena l’esclusione dalla possibilità di badare ai nipoti.
Il modo di educare i bambini è davvero cambiato rispetto a quarant’anni fa? Per certi aspetti possiamo dire proprio di sì. Innanzitutto oggi viviamo nel benessere, l’evoluzione tecnologica ha portato nelle nostre vite dei cambiamenti importanti, l’emancipazione femminile ha dato il via ad un nuovo ruolo della donna e perché no, anche dell’uomo.
Sembra che ai problemi educativi sottendano più cause, una tra queste è l’eccesiva accondiscendenza e la mancanza di regole.
Oggi i bambini nascono perché desiderati e i genitori non vogliono fargli mancare nulla, anzi cercano di offrirgli ciò che loro non hanno avuto. Ed è forse proprio questo desiderio a creare un atteggiamento del dare troppo inteso sia in ambito materiale, che di tempo e di accondiscendenza.
Tutto inizia già dalla nascita e dai primi mesi di vita. La donna che oggi diventa mamma ha un età superiore e una maturità diversa rispetto ad una volta. La giovinezza si sa, è l’età della spensieratezza e dare alla luce un bambino a vent’anni o a trenta, se non più, è molto diverso. La madre matura rispetto ad una madre molto giovane adotta degli atteggiamenti diversi, molto attenti e a volte troppo apprensivi.
Quando il bambino nasce, tutta l’attenzione dei genitori viene giustamente incanalata su di lui. Ma il passaggio dall’essere attenti a sottostare alle regole del piccolo è sottilissimo. I ritmi della famiglia, gli impegni e le abitudini familiari vengono modificate in funzione del neonato. Così ci sono genitori che non escono più di casa per paura che la loro bambina prenda freddo. Famiglie che staccano tutti i telefoni per non disturbare il bimbo che riposa. Mamme che non riescono più a parlare al telefono. Nei paesi sottosviluppati le madri legano i bambini al proprio corpo e vanno nei campi a lavorare, sono i bimbi a dover adattarsi alla famiglia e ai suoi ritmi, non vice versa, e ciò accadeva anche quarant’anni fa. Ma ritorniamo ai giorni nostri. Dopo i primi mesi il neonato capisce che può facilmente ottenere ciò che vuole adottando un particolare atteggiamento, il pianto. Capisce che se inizia a piangere qualcuno arriva e lo prende in braccio. Così facendo il piccolo si accorge che può ottenere l’attenzione dell’adulto. Se, da questo momento, i genitori continueranno ad essere accondiscendenti su ogni sua richiesta, il bambino ne approfitterà. Ci sono bambini che costringono i genitori a fare delle cose impensabili, uno ha addirittura costretto il papà a vestirsi da clown durante il pranzo, se ciò non veniva fatto, rifiutava il cibo.
Una volta che il bambino capisce cosa può ottenere inizia a tiranneggiare sui genitori, adottando un atteggiamento altezzoso e di sfida. L’accondiscendenza dei genitori però non aiuta a creare nel bambino una personalità matura e sicura, proprio perché essi si dimostrano deboli e perdono il rispetto dei figli. I bambini in realtà hanno bisogno di regole, di valori, di sapere cosa è giusto o sbagliato perché loro non sono ancora capaci di giudicare e ciò che vogliono, è soltanto una guida per poter crescere e saper destreggiarsi nel mondo. Come tutte le cose anche nell’educazione dei figli deve esserci la via di mezzo.
Ci sono momenti in cui si può essere permissivi e momenti in cui devono essere insegnate le regole di vita. Molto spesso i bambini che sono abituati a tiranneggiare in casa incontrano serie difficoltà al di fuori della famiglia, dove le cose sono diverse e si accorgono di non essere onnipotenti. Questo può creargli un grande disagio sul piano psico-emotivo che a volte, può sfociare anche in difficoltà fisiche. I genitori hanno il compito di educare i figli, di condurre una vita serena e di avere ed insegnare rispetto.